Gian Luigi Pari

PayPal Ads. Ora si monetizzano i dati transazionali

PayPal Ads. Ora si monetizzano i dati transazionali

Servizi finanziari, un meta-motore di offerte e tanta AI

L’ecosistema di PayPal, che include oltre la piattaforma di pagamento con 429 milioni di account attivi (dati al 06/2024) anche Venmo e Honey, sbarcherà con Paypal Ads nel terzo quarter anche in Europa.

La piattaforma non sarà solo uno strumento pubblicitario con una forte attenzione ai servizi finanziari, ma si presenterà agli inserzionisti pubblicitari con una soluzione generalista che apre nuove prospettive a CMO, imprenditori, startup ed e-commerce e retail store manager.

PayPal Ads riscrive le regole del marketing digitale, integrando tecnologia, dati e strategia in un ecosistema capace di offrire risultati tangibili e misurabili. Per chi è alla ricerca di innovazione e precisione, la sfida è lanciata: è il momento di guardare al futuro del retail media e di abbracciare le nuove opportunità offerte da una rivoluzione data-driven che promette di cambiare per sempre il panorama della pubblicità digitale.

Il Lancio di PayPal Ads e il Nuovo Scenario per il Retail

PayPal ha deciso di capitalizzare l’enorme mole di dati generati quotidianamente dalle transazioni sui suoi sistemi per uscire dalla sua zona di confort online e sbarcare nel retail. Dopo il debutto negli Stati Uniti, a maggio dello scorso anno, ha previsto il roll-out anche nel vecchio continente dal prossimo luglio 2025. Prima tappa sarà il Regno Unito, a seguire Germania, Francia e da ultima l’Italia. L’Asia probabilmente nel 2026.

PayPal Ads si distingue per la sua capacità di integrare gli annunci non solo all’interno delle proprie applicazioni, ma anche su siti web esterni, ampliando in maniera significativa il raggio d’azione del network pubblicitario. La sinergia tra i dati raccolti da PayPal, Venmo e Honey offre una visione d’insieme sulle abitudini di spesa degli utenti, creando un ecosistema in cui ogni transazione diventa un tassello di una mappa comportamentale estremamente dettagliata.

Per i professionisti del settore, questo significa la possibilità di accedere a un pubblico profilato con una precisione senza precedenti, in grado di rispondere a campagne pubblicitarie mirate e di generare un ritorno sull’investimento misurabile direttamente tramite le transazioni. La trasformazione del retail media, da un modello frammentato a uno centralizzato e integrato, rappresenta un’evoluzione che non solo risponde alle esigenze del mercato attuale, ma apre la strada a nuove opportunità strategiche.

PayPal Advanced Offers. Oltre il Settore Finanziario

L’obiettivo della piattaforma è offrire un’esperienza pubblicitaria versatile, capace di servire un’ampia gamma di inserzionisti, dai merchant dell’e-commerce ai brand di servizi, fino alle realtà emergenti che desiderano sperimentare campagne innovative.

Tra le funzionalità principali, spicca PayPal Advanced Offers, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che analizza in tempo reale i dati transazionali per personalizzare le offerte. Questo sistema consente di intercettare il consumatore in ogni fase del percorso d’acquisto, proponendo sconti, promozioni e incentivi mirati in base al comportamento storico e alle abitudini di spesa.

L’innovazione non si ferma qui: la piattaforma abbraccia un modello cross-channel, permettendo agli inserzionisti di raggiungere il proprio pubblico non solo all’interno dell’ecosistema proprietario, ma anche attraverso siti web di merchant e altre property digitali.

Il risultato è un sistema pubblicitario che trascende i confini tradizionali, integrando il valore dei dati transazionali con tecnologie predittive e analisi avanzate. Tale approccio consente di superare i limiti delle strategie basate esclusivamente su dati di navigazione o interazioni social, offrendo invece una visione reale e tangibile del comportamento d’acquisto.

La piattaforma, quindi, non si limita a essere uno strumento di pagamento o di advertising, ma diventa un partner strategico per chi opera nel marketing digitale, capace di alimentare decisioni basate su insight precisi e affidabili.

I Vantaggi per gli Inserzionisti: Precisione, ROI e Collaborazioni Strategiche

Il valore di PayPal Ads risiede nella capacità di trasformare i dati in azioni concrete e misurabili. Tra i principali vantaggi emergono:

  • Targeting Ultra-Preciso: Grazie alla granularità dei dati transazionali, è possibile segmentare il pubblico in maniera estremamente dettagliata. I merchant possono creare profili utente che vanno ben oltre le tradizionali demografie, identificando ad esempio “appassionati di tecnologia” o “viaggiatori stagionali” sulla base dei comportamenti di acquisto.
  • Misurazione Diretta del ROI: La possibilità di tracciare le conversioni direttamente attraverso le transazioni consente di attribuire con precisione l’efficacia delle campagne pubblicitarie. Questa attribuzione a circuito chiuso offre una visione chiara dell’impatto sul fatturato, permettendo di ottimizzare continuamente le strategie di marketing.
  • Insight Cross-Merchant: L’analisi incrociata dei dati provenienti da diverse piattaforme (PayPal, Venmo, Honey) offre una visione olistica delle abitudini di spesa, rivelando pattern e trend che possono guidare scelte strategiche e collaborazioni tra merchant complementari.
  • Opportunità di Partnership Strategiche: La capacità di identificare comportamenti simili su mercati diversi apre la porta a collaborazioni intersettoriali. Un esempio concreto è rappresentato dalla possibilità per un negozio di scarpe di scoprire che i propri clienti acquistano frequentemente accessori correlati altrove, creando così l’opportunità di offerte congiunte e bundle promozionali.

La Potenza dei Dati Transazionali: Un Tesoro Strategico per il Marketing

I dati che forniscono un quadro dettagliato del nostro comportamenti di consumatori sono:

  • Importi delle Transazioni: La quantificazione delle spese consente di comprendere non solo il volume complessivo, ma anche la distribuzione del potere d’acquisto tra diversi segmenti.
  • Frequenza di Acquisto: Analizzare quanto spesso gli utenti effettuano transazioni permette di individuare abitudini regolari o variazioni stagionali, elementi fondamentali per campagne temporizzate.
  • Categorie di Prodotti Acquistati: La segmentazione in base alle tipologie di beni e servizi offre la possibilità di personalizzare le offerte, identificando nicchie di mercato ad alto potenziale.
  • Dati Demografici e Storico delle Transazioni: L’aggregazione di informazioni demografiche con il comportamento storico consente di contestualizzare le scelte di spesa, fornendo insight preziosi per la personalizzazione dei messaggi.
  • Dati Comportamentali Cross-Platform: La capacità di monitorare acquisti su diversi merchant, unita alle informazioni provenienti da piattaforme come Honey, permette una visione integrata e multidimensionale del cliente.
  • Metodi di Pagamento e Localizzazione: Queste variabili aiutano a comprendere preferenze di pagamento e a offrire promozioni geolocalizzate, ottimizzando l’esperienza utente.
  • Interazioni con Offerte e Pattern di Churn: La risposta alle promozioni e i segnali di abbandono costituiscono indicatori critici per prevedere il rischio di perdita e per intervenire in maniera tempestiva.

Grazie all’intelligenza artificiale sarà più semplice intrecciare i dati e analizzarli per sviluppare strategie predittive per il marketing. Il risultato consentirà di anticipare tendenze, identificare opportunità di crescita e personalizzare l’offerta in maniera dinamica e contestualizzata.

Scenari Innovativi. Verso un Marketing Predittivo e Collaborativo

Proprio come nella matrice RFM, PayPal potrà sfruttare questi dati per esplorare una serie di scenari in cui la pubblicità diventa non solo mirata, ma anche proattiva e integrata. Ecco alcuni esempi di applicazioni concrete:

Targeting Ultra-Preciso per Campagne Pubblicitarie

Dati Utilizzati: Importi delle transazioni, categorie di prodotti, frequenza d’acquisto.
Scenario: La piattaforma elabora profili dettagliati – ad esempio, individuando “appassionati di tecnologia” o “viaggiatori stagionali” – e consente ai merchant di indirizzare campagne altamente personalizzate.
Valore: Una segmentazione che ottimizza i budget pubblicitari e incrementa la probabilità di conversione.

Previsione della Domanda

Dati Utilizzati: Trend di acquisto, dati stagionali, categorie di prodotti.
Scenario: Analizzando l’aumento delle transazioni per determinati prodotti (come decorazioni natalizie o articoli per il rientro a scuola), PayPal potrebbe fornire previsioni accurate ai merchant, suggerendo di adeguare le scorte in vista dei picchi di domanda.
Valore: Ottimizzazione dell’inventario e massimizzazione delle vendite nei periodi chiave.

Offerte Personalizzate

Dati Utilizzati: Storico delle transazioni, frequenza d’acquisto.
Scenario: Un cliente abituale di un sito di moda potrebbe ricevere un’offerta esclusiva o un codice sconto personalizzato, incentivando la fidelizzazione.
Valore: Incremento della retention e crescita del customer lifetime value.

Analisi Cross-Merchant

Dati Utilizzati: Comportamenti di acquisto su piattaforme diverse, categorie di prodotti.
Scenario: Un retailer di scarpe potrebbe scoprire che i propri clienti acquistano accessori correlati altrove, aprendo la strada a partnership o offerte bundle con altri merchant.
Valore: Creazione di sinergie e opportunità di cross-selling.

Identificazione di Clienti Premium

Dati Utilizzati: Importo medio delle transazioni, tipologie di acquisti di fascia alta.
Scenario: Attraverso l’analisi dei comportamenti di spesa, PayPal potrebbe individuare i clienti con maggiore potere d’acquisto, proponendo loro vantaggi esclusivi quali spedizioni gratuite o accesso anticipato a promozioni.
Valore: Focus su segmenti ad alto valore, incrementando i margini di profitto.

Integrazione con Dati Esterni

Dati Utilizzati: Dati di navigazione provenienti da Honey, informazioni di localizzazione.
Scenario: Un utente che effettua ricerche per hotel e, contestualmente, acquista articoli correlati ai viaggi potrebbe ricevere offerte integrate per servizi aggiuntivi come assicurazioni o noleggio auto.
Valore: Pubblicità contestuale e sinergica che eleva il tasso di conversione.

Nuovi Prodotti Finanziari

Dati Utilizzati: Comportamenti di spesa e metodi di pagamento.
Scenario: Basandosi sullo storico e sulla regolarità dei pagamenti, PayPal potrebbe lanciare una linea di credito personalizzata o suggerire soluzioni di risparmio, trasformando i dati in nuove opportunità di revenue.
Valore: Creazione di servizi finanziari mirati che rafforzano il legame con l’utente e diversificano le fonti di reddito.

Marketplace Pubblicitario

Dati Utilizzati: Tutti i dati transazionali e comportamentali.
Scenario: Immaginare una piattaforma simile a Google Ads, ma focalizzata esclusivamente sugli acquisti, in cui i merchant possono acquistare spazi pubblicitari basati su segmenti d’utenza specifici (ad es. “genitori che acquistano giocattoli”).
Valore: Accesso a una audience qualificata e ad alta intenzione d’acquisto, con la possibilità di lanciare campagne estremamente mirate.

Questi scenari non sono semplici ipotesi, ma riflettono la capacità non solo per PayPal, ma per chiunque disponga di dati di prima parte di trasformare il modo in cui i questi possono essere utilizzati nel marketing. L’adozione di un approccio predittivo e collaborativo può non solo migliorare le performance delle campagne, ma anche instaurare nuove forme di collaborazioni tra merchant e piattaforme digitali.

Gestione Responsabile dei Dati e Innovazione Regolamentata

L’innovazione, per quanto entusiasmante, comporta inevitabilmente anche dei rischi e delle sfide, prima fra quale la gestione della privacy e della sicurezza, operando in conformità con normative stringenti come il GDPR e il CCPA, garantendo trasparenza e opzioni di opt-out per gli utenti.

La raccolta e l’analisi di dati così sensibili, pensate agli acquisti di prodotti legati alla sfera sanitaria, anche un semplice porta flebo, richiede una governance rigorosa, che assicuri la protezione delle informazioni e il rispetto dei diritti degli utenti.

Per CMO, ecommerce manager e imprenditori di PMI, l’adozione di una piattaforma come PayPal Ads apre scenari non convenzionali davvero eccezionali che rappresentano non solo un passo avanti verso il marketing del futuro, ma anche un’opportunità per ridefinire le strategie commerciali attraverso una visione integrata e data-driven.

In un mercato in cui la personalizzazione e l’efficienza operativa sono la chiave del successo, sfruttare questi dati significa trasformare ogni transazione in un’opportunità di crescita e innovazione.

PEC Amministratori. Non è posta ma responsabilità giuridica digitale

PEC Amministratori. Non è posta ma responsabilità giuridica digitale

Dal 1° gennaio 2025

Ogni amministratore di società (Srl, Snc, Sas, Spa, Sapa, … ) deve comunicare al Registro delle Imprese la propria PEC personale. Non basterà più la PEC aziendale: serve un indirizzo PEC personale, distinto per ciascun amministratore. L’obbligo si estende anche ai liquidatori e, in alcuni casi, alle reti d’impresa. Sono invece escluse le società consortili e i consorzi. Non per legali rappresentanti di ETS (enti di terzo settore) o ASD et similia.

L’obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per favorire velocità e maggiore trasparenza, tra PA e Imprese è stato oggetto di un chiarimento operativo dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) [Nota del 12 marzo 2025].

L’ennesimo obbligo burocratico, mascherato come best practice per favorire la digitalizzazione, che impone oneri a imprese e imprenditori già alle prese con decine di adempimenti, obblighi formativi, scadenze inderogabili, pratiche burocratiche indecifrabili, labirinti normativi.

A parte gli aspetti di assunzione di responsabilità legale, potrà un manager di un’azienda svolgere il ruolo di passacarte all’ufficio competente o ai propri collaboratori ?

Questo processo aziendale, richiede integrazione, strumenti di deleghe non banali. Non può essere gestito come un banale reindirizzamento di un messaggio di posta. E poi chi lo gestisce, entro quanto tempo… e chi effettuerà la conservazione decennale ?

Vedremo che poi tutto arriverà direttamente e solo agli amministratori e le PEC aziendali si svuoteranno di significato.

Tempistiche e obblighi

  • Le imprese costituite dal 1° gennaio 2025 hanno già provveduto ad indicare la PEC degli amministratori in fase di iscrizione.
  • Le imprese già esistenti prima del 1° gennaio 2025 hanno tempo fino al 30 giugno 2025 per comunicare la PEC degli amministratori.

Ogni amministratore deve avere un domicilio digitale personale, anche se amministra più società.
In quel caso può usare lo stesso indirizzo PEC, purché sia personale e non coincida con quello della società.

La possibilità di usare la stessa o una personalizzata per ogni società è a discrezione dell’amministratore.

La comunicazione della PEC è gratuita, può essere eseguita direttamente dal sito PEC Registro Imprese. Non sono previsti bolli o diritti di segreteria.

Sanzioni e blocchi

L’assenza della PEC personale, essendo un dato obbligatorio, comporta:

  • sospensione delle pratiche al Registro delle Imprese (come ad esempio il deposito del bilancio);
  • rigetto della domanda se non si regolarizza entro 30 giorni;
  • sanzione amministrativa da 103 a 1.032 euro per ogni amministratore inadempiente, ridotta a un terzo se si provvede entro 30 giorni dalla scadenza.

La PEC ora è europea e si chiama REM

L’unico modo per evitare sanzioni e ritardi è adeguarsi. E farlo in modo ordinato:

  • Verificare se ogni amministratore possiede una PEC personale valida e attiva.
  • Attivare la PEC dove mancante, il nostro digital team ha previsto offerte con dominio personalizzate e soluzioni per la lettura condivisa sia in mobilità che desktop.
  • Comunicare i dati al Registro Imprese entro le scadenze, tramite SPID
  • Predisporre un sistema di monitoraggio per rinnovi e variazioni.

​Ricordo che la Posta Elettronica Certificata (PEC) sta evolvendo verso un nuovo standard europeo denominato Registered Electronic Mail (REM), prevista dal Regolamento (UE) n. 910/2014, noto come eIDAS, stabilisce un quadro normativo per l’identificazione elettronica e i servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno europeo, tra cui la disciplina dei servizi di recapito elettronico certificato qualificato (Qualified Electronic Registered Delivery Services – QERDS), categoria in cui rientra la REM. Per supportare l’implementazione tecnica di questi servizi, l’European Telecommunications Standards Institute.

I requisiti

  • Verifica dell’identità del titolare della PEC: Assicurarsi che l’identità del titolare della casella PEC sia stata verificata tramite metodi riconosciuti, come SPID, firma digitale, carta d’identità elettronica o tessera sanitaria.​
  • Auteticazione a doppio fattore: Implementare questo sistema di sicurezza a due passaggi è fondamentale per aumentare la sicurezza nell’accesso alla casella PEC.​
  • Aggiornamento delle credenziali e delle informazioni di contatto: Mantenere aggiornate le credenziali di accesso e le informazioni di contatto associate alla casella PEC per garantire la continuità del servizio.​
  • Formazione e sensibilizzazione: Organizzare sessioni informative per amministratori e dirigenti sulle nuove normative e sulle best practice per l’utilizzo sicuro ed efficace della PEC conforme agli standard REM.​
  • Monitoraggio delle scadenze e degli aggiornamenti normativi: Tenersi informati sulle scadenze per l’adeguamento e su eventuali aggiornamenti normativi per garantire la conformità continua.

Se desideri saperne di più, non tanto sulla PEC, ma su come gestire questo processo in maniera digitale, scrivimi.

L’ecommerce del futuro guarda TikTok

L’ecommerce del futuro guarda TikTok

Il social commerce funziona per Retail e B2B

Strategie e Dati che lo Dimostrano

TikTok non è più solo l’app dei balletti virali: è emerso come nuovo attore dominante nell’e-commerce digitale. In pochi anni, la piattaforma ha integrato funzionalità di shopping in-app, live streaming di vendita e un algoritmo capace di trasformare contenuti amatoriali in trend globali di consumo.

Il social commerce stenta ad affermarsi in Italia come nel resto dell’Europa, ma in Asia, WeChat, RedNote e TikTok stanno esplodendo, sia nel retail che nel B2B. Il ban americano di TikTok è durato troppo poco per riuscire ridurre il divario che Amazon e Meta hanno nel conversational commerce.

E’ attesa per il 5 aprile la decisione sulla cessione di TikTok.
In ballo ci sono 12 miliardi di spese pubblicitarie USA.

Da quando TikTok ha lanciato la funzione TikTok Shop, che consente agli utenti di acquistare prodotti direttamente dai video grazie all’AI la crescita di TikTok sembra inarrestabile. Il valore delle transazioni ha raggiunto 17,5 miliardi di dollari nel 2024 solo negli USA – ha fatto un balzo di 10 volte rispetto all’anno precedente – se pensate che globalmente fatturava circa 16,1 nel 2023​, i dati del 2024 saranno sorprendenti. Le previsioni per il 2025 sono che le entrate pubblicitarie raggiungerano i 32 miliardi di dollari, con una crescità di +24,5%.

Nel 2023 il Gross Merchandise Value (GMV), ossia il totale vendite transitate sulla piattaforma di Douyin (la versione originale cinese di TikTok) ha raggiunto 2,7 trilioni di RMB, pari a 374 miliardi di dollari. Avete letto bene: centinaia di miliardi di dollari di beni venduti via TikTok in un solo anno in Cina. L’obiettivoè spingersi oltre i 4 trilioni di RMB (oltre 540 miliardi $), numeri ormai comparabili al GMV di Alibaba (988 miliardi $).

Importante notare che la base utenti è “invecchiata”: la fascia 25-34 anni è oggi la più numerosa su TikTok (circa il 35% degli utenti), segno che non è più solo territorio di adolescenti. Questo è un dato cruciale per i brand ecommerce B2B, perché significa che giovani professionisti e decision maker rientrano sempre più tra gli spettatori di TikTok. Un altro dato impressionante è il tempo di utilizzo: gli utenti trascorrono in media quasi un’ora al giorno (47 minuti) sull’app, il che la rende la piattaforma con il più alto tasso di coinvolgimento quotidiano. Negli USA si arriva a 78 minuti.

Il 51% dei buyer cerca video su YouTube prima di effettuare l’acquisto, per i marketer, questo si traduce in più occasioni per veicolare messaggi e, potenzialmente, convertire utenti in clienti.

Il “modello cinese” di TikTok è quindi già una realtà consolidata: un ecosistema dove intrattenimento, influencer e shopping convivono in un’unica esperienza fluida, al punto che per i consumatori cinesi comprare direttamente dentro l’app è normale quanto navigare su un sito e-commerce.

In Europa e Italia il modello è ancora agli inizi, con sfide significative da superare ma anche enormi opportunità. TikTok sta tentando di replicare il successo cinese lanciando gradualmente TikTok Shop anche in Occidente: dopo il test nel Regno Unito, è in espansione in mercati come Germania, Francia e Italia.

L’idea è creare anche qui un’esperienza di acquisto end-to-end senza uscire dall’app. In Cina il live shopping è un fenomeno culturale di massa, mentre in Italia, nonostante le TV siano affollate di televendite c’è diffidenza nel comprare prodotti durante una diretta social o attraverso video brevi.

I giovanissimi di oggi sono abituati a comprare quasi esclusivamente scoprendo prodotti dai video,TikTok & Co. rendono l’e-commerce più scroll che search.

I social ed Amazon sono l’estensione della TV, TikTok fa leva su qualcosa che Amazon non possiederà probabilmente mai: un coinvolgimento emotivo e virale del pubblico.

L’83% degli utenti di TikTok dichiara che i contenuti visti sulla piattaforma influenzano le proprie decisioni d’acquisto​ e lo sanno bene i brand che trasforma il feed in un nuovo terreno di caccia. Amazon dopo Spark ha introdotto feed di shopping social simili a TikTok (Amazon Inspire) e investito in live streaming sul proprio sito​.

TikTok e Amazon rappresenta lo scontro tra due filosofie: shopping come intrattenimento scoperto per caso scorrendo video, contro shopping come ricerca intenzionale su un catalogo sterminato.

Il successo del social commerce in Cina: dati e numeri da fonti istituzionali

Per capire il fenomeno social commerce, basta guardare la Cina, dove questa fusione tra social e shopping è nata, maturata e sostenuta anche a livello governativo ha numeri (istituzionali) impressionanti: l’84% dei consumatori cinesi ha fatto acquisti tramite piattaforme social nel 2022​ (pari a circa 880 milioni di persone)​.

In altre parole, fare shopping sui social è la norma per la stragrande maggioranza della popolazione online cinese, un fenomeno di massa senza eguali altrove.

Le televendite in diretta (live commerce), come quelle che Wanna Marchi faceva 20 anni fa in Italia, hanno trasformato le abitudini dei consumatori cinesi. I dati pubblici indicano che il live commerce è passato da volumi quasi trascurabili a fine anni 2010 a costituire circa 1/3 di tutto l’e-commerce cinese nel 2023.

Si tratta di un livello di penetrazione impensabile in Occidente, la Cina è la dimostrazione concreta di cosa significhi social commerce su larga scala: influencer celebri che vendono migliaia di pezzi in pochi secondi durante le dirette, piattaforme (come WeChat, Xiaohongshu, Taobao Live, Kuaishou) in cui l’esperienza social e quella d’acquisto sono indistinguibili, e community buying (acquisti di gruppo attraverso app social) che sfruttano la pressione sociale per far lievitare le vendite.

TikTok è sia catalizzatore sia beneficiario di questo boom. L’hashtag virale #TikTokMadeMeBuyIt (“TikTok me l’ha fatto comprare”) ha superato 40 miliardi di visualizzazioni, a riprova di quanti utenti scoprano prodotti e siano spinti all’acquisto dalla piattaforma.

Il governo cinese ha favorito questo ecosistema con zone franche per l’e-commerce e politiche pro-innovazione, per le aziende occidentali, questi dati sono sia affascinanti che inquietanti: evidenziano sia l’enorme potenziale da cogliere che la distanza da colmare.

TikTok può replicare il modello cinese in Europa?

Le opportunità certamente non mancano. TikTok conta ormai oltre 125 milioni di utenti attivi mensili in Europa (su oltre 1 miliardo a livello globale), una base ampia che include moltissimi giovani consumatori.

TikTok conta oltre 125 milioni di utenti attivi mensili in Europa

La concorrenza nel social commerce è, per ora, limitata: Facebook e Instagram hanno provato a spingere lo shopping in-app con risultati tiepidi, mentre piattaforme cinesi emergenti (come Shein o Temu) puntano soprattutto sul prezzo più che sull’aspetto social.

TikTok ha dunque spazio per proporsi come l’apripista del vero social commerce in Europa, forte del suo algoritmo di discovery e della popolarità tra Gen Z e Millennial. In termini di mercato, le previsioni indicano che il social commerce europeo crescerà da circa 74 miliardi di dollari nel 2023 a oltre 230 miliardi entro il 2029​, segno che il terreno è fertile per nuovi modelli di vendita social. Chi saprà capitalizzare questa crescita potrebbe conquistare una fetta importante dell’e-commerce di domani.

Tuttavia, esistono notevoli limiti normativi e culturali che potrebbero frenare la “cinesizzazione” del modello in Europa. Innanzitutto, i consumatori europei hanno abitudini diverse: solo il 26% degli utenti delle piattaforme in Europa utilizza il social commerce, la percentuale più bassa a livello globale​, e appena il 13% degli europei dichiara di aver mai comprato o venduto qualcosa via social media​.

Gli europei usano i social principalmente per comunicare e informarsi, non per fare acquisti, e mostrano minor interesse per format come live shopping o acquisti dagli influencer rispetto alla media mondiale​. Questo “mismatch” culturale significa che TikTok dovrà educare il mercato, non può dare per scontato lo stesso entusiasmo spontaneo visto in Asia.

Non mi soffermo sugli aspetti regolamentari che hanno condotto al ban in USA ed alla sanzione di 348 milioni di Euro in UE per violazioni del GDPR; il contesto normativo implica che TikTok, per espandere il proprio shopping in-app in Europa, dovrà muoversi con cautela e trasparenza: raccolta dati limitata, maggiore moderazione dei contenuti commerciali, adeguamento alle regole sulle recensioni e sui resi dei prodotti. I limiti normativi specifici per l’e-commerce come il diritto di recesso in UE per gli acquisti online e stringenti obblighi di informativa sui prodotti.

TikTok dovrà garantire queste tutele dentro la sua app, altrimenti rischia sanzioni o una perdita di fiducia da parte degli utenti europei più cauti.

In sintesi, replicare il modello cinese in Europa non sarà automatico. Le opportunità per TikTok ci sono – un mercato online enorme ancora relativamente inesplorato dal social commerce, un vuoto di leadership da colmare, l’interesse di brand desiderosi di nuovi canali per i giovani – ma i limiti normativi (DSA, GDPR, leggi consumeristiche) e barriere culturali (minore propensione degli europei allo shopping sui social, forte attaccamento ad Amazon e altri canali tradizionali) rappresentano sfide concrete.

Probabilmente TikTok dovrà adattare il suo approccio: investire in trust & safety, comunicare come protegge i dati (ha già annunciato data center in Europa per localizzare i dati degli utenti​), e forse procedere più gradualmente, puntando inizialmente su categorie merceologiche che meglio si prestano (moda, beauty, low cost) prima di ambire a far concorrenza su tutti i fronti ad Amazon.

L’Europa potrebbe non vedere subito un fenomeno di social commerce totalizzante come in Cina, ma TikTok sta sicuramente gettando le basi per cambiare anche qui il modo in cui scopriamo e acquistiamo prodotti.

TikTok Shop. Alcuni casi di studio europei

TikTok è partita dal Regno Unito, per l’ingresso in Europa e nonostante le cautele iniziali sono già numerosi i case study indipendenti in Europa di brand che hanno sfruttato TikTok Shop con successo.

Nel Regno Unito, stiamo vedendo una crescita costante. Dopo un inizio tentennante nel 2022, nell’ultimo anno i risultati sono migliorati significativamente: il volume di transato su TikTok Shop UK è raddoppiato e oltre 200.000 aziende vi stanno ora partecipando attivamente. Tra queste, molte sono PMI locali e brand indipendenti che trovano su TikTok un canale privilegiato per farsi conoscere dai giovani.

Ad esempio, piccole aziende di moda o artigianato hanno sfruttato challenge virali e partnership con creator per vendere migliaia di prodotti senza un e-commerce tradizionale. Un caso emblematico citato da Reuters è quello di un’influencer britannica nel settore beauty (nickname Nisrin) che, grazie a circa 500 mila follower su TikTok, è riuscita a vendere fino a £10.000 di prodotti in una singola sessione live. Numeri del genere, per una singola persona che fa dirette dalla propria stanza, erano impensabili pochi anni fa e segnalano un cambiamento di paradigma: anche in Europa la gente è disposta ad acquistare in tempo reale ciò che vede consigliare dai creator di cui si fida.

Non solo piccoli business: anche marchi affermati stanno sperimentando. La storica catena britannica Marks & Spencer ha organizzato eventi live su TikTok per promuovere le nuove collezioni, combinando il prestigio del brand con il linguaggio giovane della piattaforma. E la casa editrice Penguin Random House UK ha lanciato sul suo TikTok campagne come #BookTok, riuscendo a spingere bestseller direttamente attraverso consigli di creator (il fenomeno “BookTok” ha fatto impennare le vendite di libri tra i teenager​).

Gymshark è un altro esempio emblematico di brand europeo che ha sfruttato TikTok per vendere online abbigliamento fitness. Partita come startup con budget ridotti in un mercato dominato da giganti come Nike e Adidas, Gymshark ha puntato tutto sui social emergenti per farsi conoscere. La loro strategia su TikTok è stata astuta: collaborare con micro-influencer appassionati di fitness, lanciare challenge virali coinvolgenti (#Gymshark66) e pubblicare contenuti costanti (fino a 40 video al mese). La sfida #Gymshark66 invitava gli utenti a condividere i propri progressi di allenamento in 66 giorni, taggando il brand – un’iniziativa che ha generato milioni di visualizzazioni e una valanga di UGC (User Generated Content). Questo approccio community-driven ha permesso a Gymshark di accumulare rapidamente follower (oggi oltre 5,7 milioni su TikTok) e soprattutto di tradurre l’engagement in vendite. Il risultato? In piena espansione TikTok, il fatturato di Gymshark è balzato del +40% in un anno, raggiungendo 330 milioni di dollari

In pratica, TikTok (insieme ad Instagram) ha trasformato un piccolo e-commerce in un fenomeno globale, dimostrando che creatività e autenticità possono battere budget milionari.

Il caso italiano di Kiko Milano

Passando all’Italia, un case study concreto è offerto da KIKO Milano, noto brand di cosmetica retail, che ha misurato scientificamente l’impatto di TikTok sulle vendite, grazie ad un Marketing Mix Model è riuscuta ad attribuire le performance di vendita ai vari canali, TikTok incluso. I risultati hanno sorpreso anche i più scettici: TikTok rappresentava solo il 6% dell’investimento media di KIKO, ma ha generato l’11,5% delle vendite e-commerce attribuibili al marketing In altri termini, TikTok ha reso quasi il doppio rispetto al budget speso, dimostrando un’efficienza impressionante come canale pubblicitario. Non solo: il 5,7% delle vendite aggiuntive nei negozi fisici (drive-to-store) è stato ricondotto direttamente a campagne TikTok.

Il caso Lidl

Un esempio clamoroso è quello di Lidl: la catena discount tedesca è stato il primo supermercato ad aprire un negozio su TikTok Shop nel Regno Unito, lanciando a febbraio 2025 una vendita flash di confezioni di prodotti ad alto contenuto proteico. Il risultato? Tutti i 3.000 pezzi disponibili sono andati esauriti in appena 18 minuti, L’operazione, accompagnata da un evento live, ha dimostrato che anche un retailer alimentare tradizionale può attivare la fanbase social e creare hype attorno a offerte esclusive sulla piattaforma TikTok. Secondo Kantar, “i retailer stanno già scoprendo che TikTok Shop è un ottimo modo per raggiungere nuovi clienti” e i consumatori europei mostrano un appetito crescente per sperimentare acquisti sul social​. (Fonte: TheGrocer)

Questi esempi mostrano che TikTok Shop e, in generale, il commercio veicolato dai social possono funzionare in Europa in vari settori: dal grocery al beauty, dalla moda all’editoria. La chiave comune di successo sembra essere l’autenticità e l’engagement: le aziende che vincono su TikTok non si limitano a “vendere un prodotto”, ma raccontano una storia, creano un evento o fanno leva su una community. Il pubblico europeo, soprattutto giovane, risponde positivamente quando percepisce contenuti genuini e opportunità esclusive.

Strategie per aziende B2B e B2C per sfruttare TikTok nel 2025

Alla luce di tutto ciò, quali strategie dovrebbero adottare le aziende per cavalcare l’onda di TikTok nel 2025? È importante distinguere tra B2C (business verso consumer finale) e B2B (business verso altre imprese), perché l’approccio ottimale può differire, anche se la piattaforma è la stessa.

Per le aziende B2C, TikTok può diventare un pilastro del marketing e delle vendite, non mi soffermo sulle principale tattiche da utilizzare:

  • Adottare un tono autentico e trend-driven.Ad esempio, mostrando il backstage di produzione di un prodotto o reazioni spontanee del team può rendere il marchio più vicino al pubblico. L’algoritmo For You privilegia i contenuti che generano interazioni rapide, quindi è cruciale catturare l’attenzione nei primi secondi del video con qualcosa di accattivante. Un consiglio è sfruttare suoni e hashtag di tendenza del momento per apparire nei feed pertinenti.
  • Collaborare con influencer e creator locali: L’influencer marketing su TikTok è potentissimo. Creatori anche con follower non enormi ma ben fidelizzati possono spostare le vendite.
  • Sfruttare TikTok Shop e le funzionalità di shopping in-app: Per brand B2C che vendono prodotti di consumo, è consigliabile attivare la vetrina TikTok Shop ove disponibile. Ciò permette di taggare i prodotti nei video e durante le live, creando un percorso d’acquisto immediato per lo user (dal video al carrello in pochi tap);​
  • Investire in inserzioni TikTok e SEO in-app: Formati come gli In-Feed Ads (video sponsorizzati che appaiono nel feed For You) o le Branded Hashtag Challenge possono aiutare a raggiungere audience più vaste. È bene sperimentare con piccole budget per capire cosa risuona.
  • Curare la community e il customer service su TikTok: Non basta postare video virali, occorre anche interagire con gli utenti. Rispondere ai commenti, magari con video-risposta (funzione Q&A), ringraziare pubblicamente i clienti che mostrano i vostri prodotti (magari duettando i loro video) – tutte queste azioni costruiscono una community leale. Alcuni brand hanno aperto account dedicati all’assistenza clienti su TikTok, cavalcando la preferenza dei giovani a comunicare via messaggi brevi e video. Un utente soddisfatto dell’attenzione ricevuta è probabile che torni ad acquistare.

Per le aziende B2B, l’utilizzo di TikTok nel 2025 può sembrare meno immediato, ma in realtà sta emergendo come una frontiera interessante. Ecco alcune strategie specifiche per il B2B:

  • Employer branding e recruiting: TikTok può servire per mostrare il volto umano e innovativo di un’azienda B2B, aiutando ad attirare talenti. Video che mostrano la cultura aziendale, il dietro le quinte di un progetto o i dipendenti in momenti di team building possono migliorare l’immagine dell’azienda presso i giovani professionisti. Un esempio concreto: una società software americana ha riportato di aver ricevuto 7.500 candidature di lavoro grazie a video TikTok mirati in cui presentava in modo divertente i vantaggi di lavorare lì​
  • Educazione e contenuti di valore: I brand B2B possono utilizzare TikTok per condividere pillole di conoscenza, consigli e insight di settore in forma semplificata e accattivante. Ad esempio, una società di cybersecurity potrebbe fare brevi video con tips su come proteggersi dagli attacchi informatici, un’azienda SaaS può creare mini-tutorial su funzionalità utili del proprio software, e così via. Questi contenuti educativi, se presentati con storytelling leggero e magari un tocco di umorismo, possono posizionare l’azienda come thought leader presso un pubblico più ampio. Canva e Adobe hanno un seguitissimo profilo TikTok dove pubblicano trick creativi fatti con Photoshop o Premiere
  • Mostrare casi d’uso e demo in formato breve: Invece di i tradizionali webinar o white paper, un’azienda B2B può mostrare in 60 secondi come il suo prodotto/servizio risolve un problema concreto. Ad esempio, un produttore di macchinari industriali potrebbe fare un TikTok che in modo visuale spiega come si monta un pezzo o quanto tempo si risparmia con la loro soluzione rispetto al metodo tradizionale. Oppure una startup B2B può raccontare in serie di micro-video la propria storia di innovazione, coinvolgendo anche partner e clienti soddisfatti (magari dando loro visibilità come ospiti in video live Q&A). Questo rende più digeribile il valore aggiunto anche di prodotti complessi e crea lead interessati che poi approfondiranno.
  • Sfruttare le nicchie e le community professionali presenti su TikTok: Esistono già hashtag community su TikTok dedicate a temi business (#FinanceTok per la finanza, #MarketingTok, #EngineersOfTikTok, etc.). Un’azienda B2B dovrebbe monitorare queste nicchie e inserirsi in modo pertinente. Ad esempio, una società di servizi cloud potrebbe collaborare con un creator tech popolare su #TechTok per parlare di trend di cloud computing, ottenendo visibilità mirata. Anche campagne pubblicitarie B2B su TikTok stanno emergendo: con strumenti di targeting migliorati, si può mostrare un contenuto sponsor ad esempio ai dipendenti di certe aziende o settori (via targeting per interessi e comportamento).
  • Misurare e sperimentare, senza paura di osare: Il B2B tradizionale è spesso cauto sui social, ma su TikTok premia la sperimentazione. Poiché ancora relativamente poche aziende B2B sono attive sulla piattaforma, chi arriva adesso può beneficiare di minor affollamento e di un effetto sorpresa. Ovviamente occorre definire KPI adatti (es. interazioni, traffico al sito da link in bio, candidature ricevute) e non aspettarsi vendite immediate da un video TikTok. Ma la costruzione di brand awareness e relazioni (es. con decision maker che usano TikTok nel tempo libero) può ripagare nel lungo termine. Un dato interessante: il 15% dei marketer B2B ha iniziato a utilizzare TikTok per la prima volta nel 2024

In conclusione, le strategie TikTok 2025 per le aziende, siano esse B2C o B2B, ruotano attorno a tre concetti: creatività, comunità e conversione. Creatività nel produrre contenuti nativi della piattaforma (via trend, suoni, storytelling breve); costruzione di comunità tramite interazioni, influencer e valore aggiunto; e infine conversione, ossia saper guidare l’entusiasmo generato verso risultati concreti (vendite, lead, candidature) utilizzando le feature di TikTok (shop, link, ecc.) e integrandole nella strategia omnicanale. Chi saprà bilanciare questi elementi potrà sfruttare TikTok come un acceleratore di business nel 2025.

Scrolling is the new shopping

Quale sarà il futuro del social commerce e chi dominerà lo shopping online? Il feed potrebbe diventare la nuova homepage dell’e-commerce ? In questo futuro, Amazon sarebbe costretto a trasformarsi magari in infrastruttura invisibile (fornendo logistica e fulfillment dietro le quinte) mentre la fase di scoperta e decisione d’acquisto avverrebbe altrove, sui social appunto.

E’ incontrovertibile affermare che i social siano una vetrina, dove chi c’è l’ha, più o meno aspira a vendere, perchè appare logico immaginare che tra qualche anno il vero scontro non sarà più tra piattaforme e-commerce vs piattaforme social, perché tutte saranno un po’ entrambe le cose, piuttosto lo scontro sarà tra ecosistemi “chiusi” che offrono dall’ispirazione alla consegna (ad esempio TikTok che si integra a monte con produzione di contenuti e a valle con magazzini propri) e ecosistemi “aperti” dove diverse aziende collaborano (ad esempio Instagram che funge da vetrina e vari retailer evadono gli ordini, o Amazon che funge da magazzino per vendite generate da social esterni).

Il percorso di acquisto diventerà intrattenente quanto il consumo stesso del prodotto.

Vedremo ballare su Amazon ? Per il momento ha stretto una collaborazione in cui è possibile acquistare prodotti Amazon direttamente dall’App di TikTok. (Fonte: TikTok)

TikTok diventerà il nuovo Amazon? È meno probabile che riesca a rimpiazzarlo totalmente, ma potrebbe eroderne quote importanti in alcune categorie (moda e bellezza in primis) e soprattutto cambiare l’aspettativa dei consumatori su come dev’essere l’esperienza di shopping online: più divertente, interattiva e comunitaria. Chi non si adeguerà a questa aspettativa rischierà di perdere terreno.

TikTok ha lanciato recentemente il suo programma FBT (Fulfilled by TikTok) per supportare i venditori nella gestione dell’inventario e nell’elaborazione degli ordini.

“Scrolling is the new shopping” – questa frase può suonare provocatoria oggi, ma potrebbe essere semplicemente la realtà di domani. Prepariamoci dunque a un commercio sempre più conversazionale, creativo e conteso: per chi saprà innovare integrando il meglio di TikTok, Amazon, Facebook e Instagram, le opportunità saranno enormi; per gli altri, il rischio è di restare tagliati fuori da una rivoluzione silenziosa che sta cambiando le nostre abitudini di acquisto. Il dado è tratto: il futuro dello shopping sarà social, che ci piaccia o no, e tutti i player in gioco stanno muovendo le loro pedine per non perdere la partita.

Utenti e PMI pagano gli effetti del DMA

Utenti e PMI pagano gli effetti del DMA

I limiti del Digital Markets Act

Un manager tedesco ha detto sul DMA "...abbiamo costruito i semafori prima di auto e strade".

Il Digital Markets Act (DMA), presentato come il vaccino del mercato digitale, si sta rivelando un boomerang per l’innovazione e la crescita tecnologica in Europa. La retorica della “concorrenza leale” e della “tutela del consumatore” nasconde una serie di potenziali disincentivi che rischiano di soffocare il progresso tecnologico nel continente europeo, favorendo paradossalmente altre regioni come le Americhe e l’Asia.

Costi di Adeguamento: Un Fardello Insopportabile per le Aziende

Il DMA impone oneri economici e burocratici significativi, non solo per i proprietari delle grandi piattaforme digitali (Core Platform System), ma anche per le PMI che oramai dipendono inevitabilmente dalle loro piattaforme. Questi costi, che comprendono investimenti in tecnologia, personale e consulenze legali, pesano enormemente sulle piccole imprese con risorse limitate, specie in Italia, un territorio composto per il 79% da imprese sotto i 9 addetti (Fonte: Istat (2021)).

Il DMA, invece di promuovere la crescita rischia di trasformarsi in un freno all’espansione delle aziende, con il rischio che i costi vengano scaricati sui consumatori.

La complessità delle nuove regole e la necessità di conformarsi a diversi obblighi (interoperabilità, trasparenza, ecc.) generano incertezza e difficoltà operative. Invece di concentrarsi sull’innovazione, le aziende sono costrette a sprecare risorse preziose per uscire dal labirinto normativo.

Interoperabilità, significa in termini pratici API ovvero costi di sviluppo di di integrazioni non accessibili a tutte le PMI.

Innovazione a Rilento: Un Incentivo alla Cautela

Le restrizioni imposte dal DMA, soprattutto per i gatekeeper, limitano l’innovazione in Europa. Le aziende, timorose di violare le nuove norme, sono più caute nel ricercare nuove opportunità e nell’investire in tecnologie emergenti. Questo atteggiamento potrebbe portare a una stagnazione del mercato e a una riduzione della competitività delle aziende europee.

I 7 Gatekeeper individuati sono: Alphabet (Google), Amazon, Apple, Booking (dal 09/2024), ByteDance (TikTok), Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), Microsoft. Sorprenderà l’assenza di molti brand tra cui : Samsung, X (ex Twitter), Expedia, Alibaba e Aliexpress player internazionali esclusi attualmente dalla DMA Act.

I gatekeeper, fatto salvo Booking.com, che hanno sede tutti al di fuori dell’UE svilupperanno e testeranno prima le loro soluzioni all’avanguardia al di fuori del nostro continente e l’eccessiva regolamentazione ritarderà le scelte degli utenti e la qualità dei servizi.

I gatekeeper raccolgono e controllano grandi quantità di dati, utilizzandoli per migliorare i propri servizi e per campagne pubblicitarie mirate.

Il DMA non risolve la questione della proprietà e dell’uso dei dati, potenzialmente lasciando i gatekeeper con un vantaggio competitivo insormontabile.

Fuga di Talenti e Capitali: L’Europa Perde il Treno del Progresso

La combinazione di norme stringenti e costi elevati spinge le aziende tecnologiche a investire in altre regioni, dove il contesto è più favorevole. Questa “fuga di cervelli” e capitali priva l’Europa di risorse fondamentali per l’innovazione e la crescita tecnologica, lasciandola indietro rispetto ad altre aree geografiche, creando un divario sempre più ampio tra l’Europa e il resto del mondo. La paura di incorrere in pesanti sanzioni inevitabilmente scoraggia le aziende ad introdurre nuove tecnologie nel mercato europeo.

Un’Illusione di Equità: I Giganti Diventano Ancora Più Forti

Il DMA paradossalmente rafforza il potere dei gatekeeper, trasformando gli obblighi normativi in un nuovo vantaggio competitivo. Le grandi aziende, con maggiori risorse, sarebbero in grado di gestire più facilmente i costi della conformità, marginalizzando ulteriormente le PMI che faticano a sostenere tali spese.

Invece di promuovere un mercato più equo, il DMA crea una situazione in cui solo i giganti sono in grado di sopravvivere, relegando le aziende più piccole a un ruolo marginale.

Frammentazione del Mercato: Un Ostacolo all’Armonizzazione Digitale

L’applicazione del DMA potrebbe portare a una frammentazione del mercato digitale europeo, con aziende che sviluppano prodotti e servizi specifici per il mercato UE. Questo potrebbe comportare problemi di compatibilità e difficoltà nel commercio con altre regioni.

Il DMA, invece di armonizzare il mercato digitale, potrebbe innescare un processo di balcanizzazione, creando ostacoli al libero flusso di tecnologie e servizi. Le aziende potrebbero decidere di concentrarsi su altri mercati con regole meno complesse, riducendo ulteriormente il potenziale di crescita del mercato digitale europeo.

PMI e utenti pagano il prezzo del DMA

A parte i buoni propositi del regolamento europeo, la possibilità che il trasferimento dei costi di conformità venga sostenuto da aziende e consumatori è realtà. Gli utenti, si trovano a perdere tempo in click inutili di banner volanti e le PMI ad acquistare soluzione per la gestione dei dati, digital analytics ancora imprecise e sviluppare integrazioni tra applicazioni di terze parti costose.

Invece di beneficiare della maggiore concorrenza, i consumatori si troveranno sempre meno servizi gratuiti ed a pagare di più per servizi che non sono necessariamente migliori.

Il DMA, presentato come uno strumento a tutela dei consumatori e delle imprese, si sta rivelando un peso che grava su tutta l’economia europea. Con la sua eccessiva regolamentazione e la mancanza di flessibilità, rischia di trasformarsi in un ostacolo alla crescita tecnologica in Europa.

La retorica della “tutela del consumatore” non può nascondere i gravi rischi che il DMA introduce, favorendo paradossalmente la crescita di altre regioni e lasciando l’Europa indietro nella corsa all’innovazione. Le autorità europee dovranno rivedere il DMA, affrontando le criticità e correggendo le distorsioni, prima che sia troppo tardi.

GA4. Errare è umano, se lo fa Google è diabolico

GA4. Errare è umano, se lo fa Google è diabolico

Il problema di attribuzione di Google Analytics 4

Come ad ogni inizio mese analizzo i consueti report di digital marketing per i clienti e mi accorgo subito di alcune anomalie nel traffico.

Lo confesso, non avevo dato troppo peso ai problemi sollevati degli esperti della data analytics dei mesi scorsi, poi sollevato da tutti gli altri: il problema riguarda l’attribuzione del traffico e delle conversioni in Google Analytics 4 (GA4).

Il problema è stato sollevato già a fine maggio nella community di Google, Analytics Help, qui.

Prima di trovare conferma in ciò che ipotizzavo, ho perso un paio di ore a capire cosa fosse accaduto, poi incrociandolo con altri tools di analytics ho rapidamente risolto passando al piano B.

Cosa è successo a GA4?

Il problema principale risiede in un’anomalia di attribuzione che ha portato trasferimento ed un incremento insolito del traffico e delle conversioni attribuite alla sorgente “Direct” e ai valori “Unassigned”.

Questo significa che il traffico che in passato veniva correttamente attribuito a campagne specifiche ora viene erroneamente categorizzato come “Direct” o “Unassigned”, rendendo difficile capire quali canali di marketing hanno effettivamente generato conversioni.

Se le conversioni precedentemente erano attribuite a “google / cpc” (campagne Google Ads a pagamento) queste hanno visto una diminuzione a favore del traffico diretto, aumentato senza una ragione apparente. Questo problema di attribuzione ha reso complicato calcolare con precisione il ROI delle campagne online, sfasando report automatizzati e ritardando le attività di ottimizzazione del budget, come pure le strategie basate su di esse.

Solitamente le principali categorie di cause del problema di attribuzione in GA4 sono due: le prime riconducibili principalmente all’errore umano in sede di configurazione dei tracciamenti, sempre più complessi a causa degli adempimenti aggiuntivi connessi al GDPR (da ultimo il caso della Consent Mode v2.O), le secondo attribuite a malfunzionamenti della piattaforma stessa, bug o errori introdotti da aggiornamenti del sistema.

Più analiticamente come precisa Himanshu Sharma, le cause possono essere anche 21. Se nessuno di rispondono al tuo caso allora prosegui nella lettura.

Google ha rilasciato numerosi aggiornamenti chiave, quello del 10 giugno aveva l’intento di migliorare i modelli di attribuzione in GA4.

Questo aggiornamento ha avuto effetti collaterali imprevisti, inclusi errori significativi nell’attribuzione del traffico.

Fonte: Google analytics

Gli Aggiornamenti Problematici di GA4

Il primo aggiornamento, rilasciato il 10 giugno 2024, era volto a migliorare i modelli di attribuzione delle conversioni nelle campagne di Google Ads. Tuttavia, subito dopo, molti utenti hanno notato un aumento del traffico erroneamente attribuito come “Direct”, indicando che l’aggiornamento aveva introdotto un bug che influenzava negativamente l’attribuzione.

Quelli successivi sono stati un tentativo di risolvere questi problemi, ma ha avuto un impatto limitato nel correggere la situazione.

L’Impatto sul Marketing e sull’Analisi dei Dati

Questo problema di attribuzione in GA4 ha avuto conseguenze critiche per i marketer:

  • Analisi compromessa: Diventa estremamente difficile valutare le performance delle singole campagne su GA4, oscurando la visibilità sui canali di marketing più efficaci.
  • Ostacoli all’ottimizzazione: Senza dati affidabili, l’ottimizzazione delle strategie di marketing diventa un esercizio rischioso, piuttosto che una pratica basata su dati affidabili.
  • Inefficienza del budget: La mancanza di dati precisi rende difficile la distribuzione ottimale del budget tra le varie campagne e i diversi canali.
  • Reporting inaccurato: I report generati con questi dati compromessi possono portare a conclusioni errate e decisioni strategiche potenzialmente dannose.

Soluzioni al Problema di Attribuzione in GA4

Strategia A Breve Termine

Mentre Google lavora a una soluzione definitiva, ci sono diverse misure che i marketer possono adottare per mitigare il problema:

  1. Implementazione manuale degli UTM: Inserire manualmente i parametri UTM in tutte le campagne Google Ads, mantenendo attivo l’auto-tagging, può aiutare a migliorare la precisione dell’attribuzione.
  2. Doppio controllo dei dati: Confrontare i dati di GA4 con quelli di altre piattaforme (ad esempio, Google Ads) per individuare discrepanze e garantire un’analisi più accurata.
  3. Comunicazione trasparente con i clienti: Informare i clienti della situazione e spiegare le potenziali imprecisioni nei report aiuta a gestire le aspettative e mantenere la fiducia.
  4. Uso di BigQuery: Esportare i dati grezzi in BigQuery per creare report personalizzati che calcolino le attribuzioni corrette canale per canale può essere una soluzione efficace per identificare eventuali anomalie o errori di attribuzione.

Strategia A Lungo Termine

Per evitare futuri problemi di attribuzione e garantire un’analisi dei dati solida, parlo di resilienza e indipendenza da Google già da tempi non sospetti, per un approccio data driven strategico e flessibile, occorrono:

  • Data Lake proprietario: Implementare un Data Lake che aggreghi dati da diverse fonti (GA4, piattaforme pubblicitarie, CRM, ecc.) per ottenere una visione più completa e flessibile.
  • Sistema di attribuzione alternativo: Utilizzare un sistema di misurazione e attribuzione agnostico e olistico complementare a GA4 per avere un benchmark indipendente.
  • Enfasi sulla first-party data: Intensificare la raccolta e l’utilizzo di dati first-party per ridurre la dipendenza da sistemi di tracciamento di terze parti.
  • Formazione continua: Investire nella formazione del team per essere sempre aggiornati sulle ultime soluzioni disponibili e best practice di misurazione e attribuzione.

Se vuoi saperne di più contattami !