Gian Luigi Pari

RePlatforming. 10 motivi per rinnovare la piattaforma e-commerce

RePlatforming. 10 motivi per rinnovare la piattaforma e-commerce

Miglioramento continuo, radicale o disruptive innovation?

Il Sony Walkman , l’Apple Iphone ™ e Amazon Aws ™ sono tre esempi di ciò che i giapponesi chiamano “kaikaku“, ovvero un miglioramento radicale del prodotto che per i 3 brands ha significato l’apertura di nuovi mercati ed un cambio di abitudini dei consumatori.

Sono 3 esempi iconici di innovazione trasformativa nei rispettivi settori.

Il termine “Kaizen (改善)” indica un miglioramento continuo e graduale, “Kaikaku (改革)” un miglioramento radicale, “Kakushin (革新)” quando l’Innovazione dirompente e la trasformazione totale.

Ci sono momenti nella vita di una azienda in cui il cambiamento visto come un processo quotidiano di continui miglioramenti e piccole ottimizzazioni graduali non è più sufficiente.

Tra l’approccio “kaizen” della qualità totale e continua di Toyota ed uno “kakushin” di innovazione dirompente come quello di Tesla (applicata da Elon Musk in tutte le sue startup), il secondo sembra essere più profittevole.

Tesla Profit Margins
Tesla guadagna su ogni auto più di ogni altro suo concorrente grazie al suo approccio produttivo innovativo.

Per chi è già presente nel mercato da tempo, certamente la cultura del miglioramento continuo non potrà essere abbandonata tuttavia non si può guardare con indifferenza ai nuovi player che entrano nel mercato, alla concorrenza globale dei grandi brands, al ruolo dell’innovazione tecnologica, come nel caso di cloud e intelligenza artificiale con la stessa vision dell’anno passato.

Si utilizza spesso il termine “disruptive”, per indicare quella trasformazione completa e totale che conduce l’azienda verso un nuovo un nuovo ciclo di successi e crescita duratura come l’unica possibile; a mio modesto avviso dovrebbe prevalere un approccio ibrido quello chiamato “kaikaku”, un risultato intermedio tra “kaizen” e “kakushin”.

Quando la crescita rallenta e si presentano nuove rivoluzioni tecniche (come l’AI) è obbligatorio pensare se sia opportuna: una ristrutturazione della propria infrastruttura digitale, della propria organizzazione, del customer journey, delle strategie commerciali fin’ora adottate, fino al replatforming.

Il Replatforming

Per replatforming, s’intende il processo di migrazione di un’applicazione, un sito web o un’infrastruttura digitale da una piattaforma tecnologica a un’altra, con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, l’efficienza e l’allineamento con le esigenze di business attuali.

Certamente, è più facile a dirsi che a farsi ma questi tempi richiedono rinnovamenti radicali, coraggiosi e piuttosto frequenti.

Il cambiamento richiede leadership, visione e coinvolgimento di tutti gli attori, anche quelli non protagonisti: l’approccio è top-down e non viceversa.

Ci sono migliaia di siti web e-commerce, nati come appendici di business tradizionali con piattaforme open source, poco budget e risorse limitatissime che funzionano ma che hanno un potenziale inespresso enorme.

Come pure per chi ha fatto investimenti importanti, spesso usa piattaforme software proprietarie ben al di sotto del 50% della loro potenzialità: per tanti motivi tra cui: inesperienza dello staff, mancanza di competenze, formazione inadeguata e/o risorse mal gestite.

Se ci si affida ad un fornitore esperto, il l’ecommerce o il replatforming e-commerce sblocca opportunità di crescita straordinarie e l’innovazione genera nuova domanda.

Quando innovare la propria piattaforma ?

Se almeno 3 di questi 10 problemi affliggono la tua piattaforma e-commerce pensa seriamente al re-platforming.

  1. Prestazioni obsolete, ovvero quando la piattaforma attuale non supporta la crescita del business, non soddisfa le aspettative dei clienti finali e/o è al limite dell’affidabilità;
  2. Funzionalità limitate , quando le funzionalità della piattaforma sono ridotte o troppo limitate per intraprendere nuove opportunità di marketing o iniziative di business in nuovi mercati o paesi. Oppure gli obiettivi aziendali sono cambiati a seguito di un cambio di governance.;
  3. Costi di manutenzione elevati, quando i costi di manutenzione per mantenere e aggiornare la piattaforma attuale sono diventati insostenibili o ingiustificati;
  4. Scalabilità insufficiente, quando il server non gestisce picchi di traffico, i nuovi requisiti di velocità richiesto ad esempio da Google oppure quando la crescita non è più lineare e l’azienda non riesce a superare gli attuali volumi di ordinativi;
  5. Design o esperienza utente obsoleta, quando il design e/o l’esperienza utente non è più in linea con le aspettative dei clienti moderni e/o non rappresenta più il brand;
  6. Integrazione difficile, quando il business richiede l’integrazione con piattaforme di terze parti e/o servizi necessari per il business e questa non si adatta ;
  7. Conformità normativa. Più il peso dell’e-commerce cresce, più gli adempimenti fiscali e legali si fanno più consistenti. Alcune piattaforme costringono non sono adatte per la legislazione italiana devono rispettare per essere conforme alle nuove normative ed allo standard del settore;
  8. Pannello di amministrazione inefficiente. Le dashboard sono fotografie del momento molto importanti, talvolta i dati mostrati non sono personalizzabili oppure in caso di operazioni ripetitive sono estremamente farraginose ;
  9. Sicurezza, ogni sito web custodisce informazioni personali e preferenze di prodotti. Anche un solo episodio di vulnerabilità o un attacco può minare definitivamente la credibilità del sito;
  10. Omni-canalità / multicanalità ridotta, quando l’eCommerce non dialoga con altri sistemi o applicazioni aziendali (es.: il magazzino, il marketing, una app, un punto di vendita fisico)

Le operazioni di migrazioni richiedono dai 2 mesi, nei casi più semplici, ai 12 mesi per quelle più lunghe e complesse.

Il partner governa la complessità con metodo, spesso si è confrontato con problematiche già risolte in precedenza.

Certamente come abbiamo scritto in precedenza, bisogna essere aperti al cambiamento, acquistare, noleggiare o sviluppare ex-novo una nuova piattaforma, e-commerce o non, senza definire preliminarmente i nuovi obiettivi o la strategia rischia di creare un clone tale e quale al precedente.

Il 70% dei processi di digital transformation fallisce a causa di una mancanza di comunicazione a livello organizzativo.

Nei primissimi incontri, si definiscono:

  • quale piattaforma e-commerce sia la più adatta, non esiste una taglia unica per tutti;
  • il team di lavoro e coordinamento lato azienda;
  • il costo della nuova piattaforma, dei costi di manutenzione o licenza, dei tempi, della migrazione, della formazione, dei test prima del go-live
  • gli obiettivi di design, la UI e UX;
  • le nuove funzionalità tra le Must-Have, Should-Have, Could-Have e Would-like-to-have

Negli ultimissimi mesi ho realizzato con il mio team re-platforming complessi per importanti clienti europei, andate live con soddisfazione di tutta la governance, rispettando timing e obiettivi.

Oltre ad aver ridotto onerosi costi di licenza e tempi lunghi di alcune operazioni, dopo 3 mesi in cui lo staff ha preso confidenza con la nuova piattaforma la soddisfazione si legge sul volto.

Brandsplace, marketplace e saldi

Brandsplace, marketplace e saldi

Brandsplace: un canale da utilizzare per smaltire resi e invenduto

Approfondiamo il tema dell’invenduto e dei resi, esplorando le opportunità a disposizione dei brands dopo il periodo dei saldi.

Nel 2021, scrivevo che il D2C avrebbe sostituito B2C: la chiusura dei punti vendita fisici causati dall’emergenza sanitaria, i problemi di liquidità da essa derivanti hanno evidenziato come l’organizzazione dei brands fosse tutto sommato fragile.

Il D2C (DTC, il Direct-to-Consumer) è un modello vincente in trasformazione: conia neologismi, spinge i colossi dell’e-commerce verso l’ibridazione di nuovi modelli di business dove i brand, già leader del commercio internazionale e protagonisti sui social diventano Seller anzichè semplici Vendor.

Ora le tensioni internazionali, congiunturali o strutturali pongono nuovi problemi a cui si aggiunge specie in Europa, una crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale, il re-commerce.

Il fast fashion è sotto accusa, ciò nonostante sono nati nuovi marketplace che lo esaltano.

Le parole chiavi sono: digitalizzazione, sostenibilità e omni-canalità, queste rappresentano la strategia per assicurare una crescita responsabile di un brand, in grando assorbire la sempre più ampia offerta di prodotti, invenduti, resi ed anche usati.

Avere il proprio e-commerce e essere presente contemporaneamente su marketplaces generalisti (es. Amazon, Ebay, Yoox o Zalando ecc…) non è più sufficiente! Per essere efficienti occorre la disponibilità del dato in tempo reale del prodotto su ogni canale e per essere sostenibili occorre presidiare anche i canali C2C, dell’usato e del ricondizionato.

Le soluzioni di gestionale software e-commerce che consiglio sono tutte integrate nativamente con i principali marketplace, consentono di interfacciarsi con altri store online via API, generare feed per comparatori e piattaforme pubblicitarie, come nel caso di Google Shopping e Meta, integrando anche la disponibilità in tempo reale nei singoli punti fisici, per il ritiro immediato (c.d. click-and-collect).

Gestire da un’unica piattaforma i propri prodotti, essere proprietari dei dati di clienti e prospect consente di guidare la creazione di contenuti ad hoc, con immagini e video, gestire recensioni, social media, mantenendo il pieno controllo di ogni parte del funnel (o del flywheel).

I consumatori non distinguono i confini tra i canali, conoscono il retargeting, vorrebbero un’esperienza personalizzata virtuale simile a quello acquisto fisica con i propri dispositivi tecnologici, in modo frictionless.

Il caso VeePee

L’idea di BrandsPlace, il marketplace di Veepee, conosciuto in Italia anche con il nome di Vente Privee e con Privalia, sarà presto imitata da altri ipermercati digitali. L’esperienza è più completa rispetto al Brand Store di Amazon, specie il rapporto con il cliente finale.

BrandsPlace è un marketplace nel marketplace dove i brands possono intervenire autonomamente e rapidamente a supporto della promozione delle vendite, anche in stagione con margini di manovra più ampi.

Inoltre Veepee ha lanciato due iniziative di economia circolare virtuose, uniche nel settore del fashion:

  • Re-cycle: attraverso il quale si permette di rimettere in circolazione gli abiti usati dei propri clienti attraverso un processo che parte dal lavaggio del capo alla foto, in cambio di un buono spesa;
  • Re-turn: un servizio C2C per la gestione dei resi, che consente la rivendita dei prodotti tra gli utenti della piattaforma con uno sconto aggiuntivo, riducendo i flussi logistici e l’impatto ecologico.

Segnalo per completezza anche InShop, il servizio di disponibilità in real-time a sostegno della gestione della rotazione delle scorte di magazzino.

Brandsplace

Nel brandsplace: il brand è al centro della scena, con un marketplace esclusivo all’interno di un altro, dove ha il controllo completo della propria vetrina. E’ possibile :

  1. Presentare le proprie collezioni, sia in-season che out-season;
  2. Gestire autonomamente promozioni e sconti;
  3. Creare un’esperienza di brand personalizzata;
  4. Interagire direttamente con i consumatori;
  5. Aprire e chiudere sales in parallelo nelle varie countries.

Questo modello offre ai brand:

  • Maggiore controllo sull’immagine e sul messaggio del brand;
  • Possibilità di costruire relazioni dirette con i clienti;
  • Accesso ad un pubblico più ampio;
  • Maggiori margini di profitto.

La maggior efficienza e controllo, richiede ai brand un impegno maggiore in termini di gestione della piattaforma e servizio clienti.

La concorrenza all’interno del brandsplace è molto alta, nonostante la presenza di centinaia di brand è comunque limitata rispetto al marketplace tradizionale e generalista, che è rimane più completo: offre varie modalità di spedizione della merce, un sistema di recensioni garantito che aiuta a prendere le decisioni di acquisto, prezzi più competitivi per il consumatore e margini più ridotti per il brand.

Nei brandplace, il fulfillment (il processo di gestione degli ordini dall’acquisizione dell’ordine fino alla consegna al cliente) può essere in house, esternalizzato (come nel caso di Amazon FBA) o in dropshipping.

Quest’ultimo è molto diffuso tra gli intermediari esclusivamente commerciali, perchè consente all’azienda di non avere un proprio magazzino, nè uno stock e gli ordini dei clienti vengono inoltrati direttamente ai fornitori o produttori che spediscono direttamente al cliente finale.

Flash Sales, tutto l’anno

Le flash sales che promettevano forti sconti fino all’80% non sono più concentrate solo in alcuni periodi dell’anno, oltre ai saldi e nel black friday. Ora le vendite lampo ci sono tutte le settimane e sono uno dei tanti strumenti di marketing a disposizione per il brand per gestire l’invenduto. Sconti elevati, disponibilità ridotta su una selezione limitata di prodotti diventeranno un’attività periodica grazie alla comunicazione tra i canali.

Digital Export. Fino a 15.000 euro a fondo perduto.

Digital Export. Fino a 15.000 euro a fondo perduto.

Digital marketing, e-commerce e marketplace sono attività finanziate dal bando

Digital Export 2024 – 2025 Rimini e Romagna in pole position

La Regione Emilia Romagna e le CCIAA territoriali hanno stanziato 1,588 milioni di euro per il 2025 a sostegno dell’export attraverso la digitalizzazione, sono molte le risorse a disposizione per le imprese romagnole. Si ri-presenta per le PMI del settore manufatturiero una nuova occasione per espandere il proprio raggio d’azione e cogliere nuove opportunità di business a livello internazionale, grazie al generoso contributo disponibile sarà possibile finanziare attività di digital marketing, e-commerce finalizzate a crescere sui mercati esteri.

Ecco gli elementi principali del bando:

Termini di presentazione delle domande

  • Apertura: ore 9:00 del 2 settembre 2024
  • Chiusura: ore 13:00 del 20 settembre 2024

Soggetti Beneficiari

  • Micro e PMI con sede legale o unità locale in Emilia-Romagna;
  • Iscrizione al Registro delle Imprese entro il 31.12.2021
  • Appartenenza Settore manifatturiero (Codici Ateco Sez. C, divisioni 10-33)

Requisiti

  • Imprese regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA
  • Sede legale e/o unità locale in Emilia-Romagna
  • Regolarità con il pagamento del Diritto Annuale e con gli adempimenti previdenziali e assicurativi
  • Rispetto del Regolamento UE in materia di aiuti “De Minimis”

Interventi Finanziabili

  • Progetti per l’internazionalizzazione e promo-commercializzazioni su max 2 paesi esteri
  • Servizi di consulenza
  • Sviluppo competenze interne (Formazione e T.E.M./D.E.M.)
  • Realizzazioni di attività di marketing digitale:
  • Avvio e sviluppo della gestione di business on line (BOL), ovvero E-commerce e MarketPlace
  • Realizzazioni di landing page;
  • Traduzioni del sito web*;
  • Servizi di consulenza per il commercio internazionale;
  • Realizzazioni di incontri B2B e B2C;
  • Partecipazione a fiere, eventi e convegni internazionali.

Spese non ammissibili

  • Consulenze da imprese associate o collegate;
  • Spese non tracciabili o documentazione incompleta.

Agevolazioni Previste

  • Contributo a fondo perduto nella misura del 50% della spesa ammessa;
  • Importo massimo del contributo: 15.000 euro;
  • Importo minimo del contributo: 5.000 euro.

Durata dell’intervento

  • A partire dal 01/01/2025 al 31/12/2025;
  • Eccezione: Spese per acconti relative ad interventi nel 2025.

Fonte: Regione Emilia Romagna

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Finanza Agevolata

E-commerce. Tasso allo 0,511% con Simest per 4 anni

Finanziamento a tasso agevolato della durata di 4 anni, di cui 2 di pre-ammortamento.

Termini di presentazione delle domande

  • Apertura: ore 9:00 del 25 luglio 2024
  • Chiusura: –

Soggetti Beneficiari

  • Micro e PMI italiane

Requisiti

  • Imprese regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA
  • Rispetto del Regolamento UE in materia di aiuti “De Minimis”

Agevolazioni Previste

  • Importo minimo del contributo: 10.000 euro.
  • Importo massimo del contributo: 20% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci (max 500.000 euro);
  • Contributo a fondo perduto nella misura del 10% o 20% della spesa ammessa, fino ad un massimo di 100.000 € se il focus del progetto è rivolto al continente africano.

Interventi Finanziabili

  • Creazione di una piattaforma e-commerce propria;
  • Miglioramento di una piattaforma ecommerce esistente;
  • Avvio e sviluppo della gestione di business on line (BOL), ovvero E-commerce e MarketPlace;
  • Progetti di marketing digitale per l’internazionalizzazione e promo-commercializzazioni su paesi esteri
  • Sviluppo competenze interne (Formazione e T.E.M.)
  • Servizi di consulenza per il commercio internazionale;

Durata dell’intervento

  • 4 anni

Fonte: E-commerce – Simest CDP

Transizione digitale. Tasso allo 0,511% con Simest per 6 anni

Finanziamento a tasso agevolato fino al 50% per un progetto di Transizione Digitale, della durata di 6 anni, di cui 2 di pre-ammortamento.

Termini di presentazione delle domande

  • Apertura: ore 9:00 del 25 luglio 2024
  • Chiusura: –

Soggetti Beneficiari

  • Micro e PMI italiane;
  • PMI delle filiere produttive;
  • Imprese localizzate nei territori alluvionati verificatisi nel maggio 2023;
  • Imprese con interessi nell’Europa dell’Est

Requisiti

  • Imprese regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA
  • Rispetto del Regolamento UE in materia di aiuti “De Minimis”

Agevolazioni Previste

  • Importo minimo del contributo: 10.000 euro.
  • Importo massimo del contributo: 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci (max 500.000 euro per le Micro, 2,5 Mln € per le PMI e 5 Mln € per le altre imprese );
  • Contributo a fondo perduto nella misura del 10% fino ad un massimo di 100.000 €.

Interventi Finanziabili

  • Creazione di una piattaforma e-commerce propria;
  • Miglioramento di una piattaforma ecommerce esistente;
  • Avvio e sviluppo della gestione di business on line (BOL), ovvero E-commerce e MarketPlace;
  • Progetti di marketing digitale per l’internazionalizzazione e promo-commercializzazioni su paesi esteri
  • Sviluppo competenze interne (Formazione e T.E.M.)
  • Servizi di consulenza per il commercio internazionale;

Durata dell’intervento

  • 6 anni

Fonte: Transizione Digital / Simest CDP

Cosa cambia in Google Ads dal 1 luglio 2024

Cosa cambia in Google Ads dal 1 luglio 2024

I Costi Operativi Regolamentari aumentano in Italia di 0,5%

Dal 1 luglio 2024, Google Ads applicherà un aumento dello 0,5% ai costi per gli annunci pubblicitari (click [CPC ] e impressions [CPM]) pubblicati in Italia.

Google Ads
I Costi Operativi Regolamentari inseriti da Google in fattura

Oltre al nostro paese anche altri 6 paesi sono interessati dai Costi Operativi Regolamentari, in particolare: Austria, Francia, India, Spagna, Turchia e Regno Unito.

La localizzazione del dispositivo nel territorio è determinata sulla base dell’indirizzo IP dello stesso.

Su una tassazione complessiva del 3% addebitata a Google a titolo di I.S.D. (Imposta sui servizi digitali), la c.d. “WebTax”, il colosso di Mountain View riversa ora il 2,5%.

Dalla sua introduzione ad ottobre 2021, il sovraprezzo in Italia è passato da 2% a 2,5%. In Spagna al 3%, Turchia al 7%.

FONTE: gOOGLE

Google ha comunicato che questo incremento è dovuto all’adeguamento alle normative vigenti nel nostro Paese. Considerando che in realtà non vi è stato alcun cambiamento negli ultimi anni, probabilmente si riferisce agli oneri gestionali e adempimenti burocratici emersi che la WebTax genera, come ad esempio la comunicazione degli inserzionisti all’Agenzia delle Entrate, che ha reso la verifica dell’inserzionista un obbligo giuridico indispensabile, la rendicontazione pubblicitaria per nazioni.

Si ritiene che la Digital Service Tax abbia natura transitoria e verrà sostituita da una imposta definita a livello globale; da anni si parla del fenomeno dell’ elusione fiscale delle BigTech, ma non si è mai raggiunto un accordo. In assenza, i singoli governi nazionali, alla ricerca sempre di nuove entrate tributarie sono intervenuti individualmente, e per quanto riguarda l’Italia le aspettative di gettito previste sono state completamente disattese.

Se al mancato gettito, poi consideriamo i costi di vigilanza e controllo il risultato si assotiglia ulteriormente.

Il sovrapprezzo che compare in fattura sotto la voce di  COR, Costi Operativi di Natura Regolamentare è relativo all’Imposta sui Servizi Digitali prevista dagli ordinamenti nazionali, sia per motori di ricerca, i social che per le OTA (es. Booking.com, Expedia, Airbnb, …) [ma non i marketplace n.d.r.] e tutte le imprese che prevedono una sorta di intermediazione tra inserzionista pubblicitaria -piattaforma – utente finale con fatturato globale superiore ai 750 milioni di Euro ed un ammontare di ricavi superiori a 5,5 Milioni di €.

Per il momento solo Google ha riversato sull’inserzionista l’imposta sui servizi digitali. Meta, Linkedin ed altri le hanno assorbiti tra i loro costi, considerando la loro natura tributaria.

Ricordo, che i COR si aggiungono ai costi standard, il budget giornaliero attribuito alle singole campagne Google Ads non tiene conto di tale imposta ne dell’IVA ad essi applicata: occorre considerarli nella pianificazione del budget complessivo definito dal cliente finale.

Scegliere un consulente esperto in Google Ads certificato significa affidare le campagne SEM ad un consulente che vi assisterà completamente nel raggiungimento dei vostri obbiettivi di marketing.

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Dal SEM all’Artificial Intelligence Marketing

Dal SEM all’Artificial Intelligence Marketing

L’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale, chatbot e assistenti virtuali, il passaggio alla ricerca mobile e vocale sta ridisegnando gli scenari del digital marketing.

Secondo Gartner, la multinazionale che si occupa di ricerca e analisi di mercato dagli anni ‘80, il volume tradizionale dei motori di ricerca diminuirà del 25% entro il 2026. Semplificando potremmo dire anche che Google perderà il 25% di ricerche.

Probabilmente ciò non accadrà in maniera così repentina, ma certamente il rischio è reale, se ChatGpt proseguisse con la crescita attuale ed Apple o Microsoft decidessero di integrarlo nei rispettivi dispositivi e sistemi operativi.

Ricordo che ora Google versa 18 miliardi all’anno ad Apple per essere la ricerca predefinita di Iphone (Fonte).

Previsioni catastrofiche a parte, ciò che è certo è che il mondo delle ricerche online sta cambiando, da un modello conversazionale fatto di ricerche web desktop ci si sta dirigendo verso un web mobile, fatto di piccoli schermi, pervaso da assistenti virtuali, chatbot e sistemi di intelligenza artificiale.

A differenza dei metodi di ricerca tradizionali che richiedono la navigazione tra le pagine dei risultati di ricerca, ChatGPT e le altre tecnologie simili di intelligenza artificiale forniscono risposte dirette, conversazionali, informazioni rapide ed accurate in modo intuitivo.

Già ora ciò sta avvenendo grazie alla crescente popolarità di ChatGpt ed alla veloce adozione da parte di oltre 100 milioni utenti al mese.

Sono certo che nei prossimi mesi vedremo spoiler su vere e presunte killer application che promettono un futuro utopico per alcuni e distopico per altri.

Con il marketing di ricerca che perderà quote di mercato a favore di agenti virtuali, le aziende e i siti web dovranno ripensare le loro strategie di marketing e adattarsi a queste dinamiche mutevoli, suggerendo un pivot verso l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle loro attività.

Il web non solo pensato a come appare nei risultati di ricerca tradizionali, ma anche nelle risposte fornite da chatbot AI e agenti virtuali.

Il web dovrà incorporare nei loro contenuti parole chiave a coda lunga e domande che assomigliano a query vocali, del linguaggio naturale, per allinearsi al modo in cui le persone utilizzano sempre più la ricerca vocale integrandola con quella locale.

Questo cambiamento che è già in atto porterà a significative modifiche nelle strategie di Search Engine Marketing, sia a pagamento che organico.

“Le aziende dovranno concentrarsi su qualità ed autenticità“, ha affermato Alan Antin, Vice President Analyst di Gartner, “I contenuti dovrebbero continuare a dimostrare elementi di competenza, esperienza, autorevolezza e affidabilità”.

Alan Antin, Vice President Analyst di Gartner

Si passerà dalla SEO all’AIO, dal SEM all’AIM. Dalla Search Engine Optimization e Marketing alla Artificial Intelligence Optimization e Marketing.

Stare al passo con le nuove tendenze tecnologiche significherà perfezionare le strategie SEO per soddisfare non solo i motori di ricerca tradizionali, ma anche il modo in cui è possibile accedere ai contenuti attraverso chatbot AI e voci virtuali, garantendo alle aziende di rimanere competitive in un panorama digitale in rapidissima evoluzione.

L’aumento degli strumenti basati sull’IA generativa sta sollevando preoccupazioni sulle neutralità dei risultati, l’aumento dei costi per gli inserzionisti e gli investimenti per le imprese che dovranno affrontare per allinearsi a queste tendenze emergenti.

Google ha accelerato i programmi di integrazione dell’AI generativa nella SERP con la Search Generative Experience (SGE) e a mio avviso se non sarà obbligata ad adottarla prima, probabilmente ci vorranno ancora dai 3 ai 5 anni prima di vederla sui nostri schermi.

Se la ricerca online così come la conosciamo, fatta principalmente di query informative composte di keywords piuttosto che di thread di chat sarà di così grande portata, come si riuscirà a colmare quel gap di traffico ?

Meglio iniziare a porsi la domanda ora avvicinandosi al web 3.0, a chatbot e agenti virtuali; incominciando magari chiedendo a ChatGPT, Gemini, Claude, CoPilot & friends, cosa sa della nostra azienda o di noi.

Iniziando a costruire ora un percorso consapevole di brand reputation, riusciremo ad intervenire in tempo. Già perché la reputazione online così come le competenze, si costruiscono con il tempo, ma il dataset di informazioni della tecnologia dei prossimi anni è anche quello di oggi.

La notizia positiva è che quando qualcuno arriverà sul proprio sito web sarà più probabile che sia informato e pronto a impegnarsi in qualche modo.

L’AI diventerà sempre più pervasiva, vi sono già tecnologie wearable che andranno “pinzate” sui vestiti con una fotocamera in grado di vedere tutto quello che fai e microfoni per ascoltare. L’utente di questo dispositivo avrà un auricolare praticamente sempre nell’orecchio e da ultimo ci sarà un mini dispositivo olografico che proietterà un display sulla tua mano, in modo da permetterti di interagire con delle gesture per fargli fare altre cose fantasmagoriche.

TikTok sta testando sistemi per riconoscere gli oggetti all’interno dei video dei creators per associarli a schede di prodotto con prezzo, disponibilità e/o alternative. (Fonte)

Entro lo stesso anno, Gartner profetizza che oltre l’80% delle aziende utilizzerà API o modelli di IA generativa e li distribuirà nelle applicazioni in ambienti di produzione. L’IA generativa secondo la società di consulenza americana sta diventando una priorità per i C-manager in tutti i settori.

Noi siamo pronti alla sfida !